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giovedì 18 novembre 2010

“Le Br non facevano così male”. Quando Massimiliano Allegri attaccava i carabinieri

Oggi in panchina sembra molto posato. Ma il 12 maggio 2008 l'attuale tecnico del Milan reagiva con insulti "rossi" alle forze dell'ordine che gli contestavano un'infrazione stradale. Nei prossimi giorni si celebrerà il processo. Storia di "Acciuga", dai campi di periferia al club dell'uomo di Arcore


Una denuncia per ingiurie e offese a pubblico ufficiale e un processo che verrà celebrato nei prossimi giorni al tribunale di Livorno. Un infortunio di cui Massimiliano Allegri, allenatore del Milan, avrebbe fatto voltentieri a meno, specialmente in un periodo come questo in cui tutto quello che tocca trasforma in oro. L’episodio che lo porta oggi in tribunale avviene il 12 maggio 2008 a Livorno, a pochi metri dalla casa dove abitano i genitori del tecnico rossonero, che in quel periodo stava per trasferirsi a Cagliari, reduce da una promozione in B col Sassuolo. Allegri sorpassa un’auto troppo lenta all’altezza di un parco pubblico e delle strisce pedonali. Subito dopo viene fermato dai carabinieri. All’inizio l’allenatore sembra conciliare, ma poi come spesso avviene in questi casi, i toni si alzano. “Acciuga”, come familiarmente lo chiamano i livornesi per via del fisico asciutto, oggi quasi una sfinge a bordo campo, si fa prendere dai cinque minuti: secondo quanto si legge dalla denuncia depositata dai carabinieri alla procura di Livorno, prima si riferisce a un carabiniere dicendogli “le Brigate rosse non facevano poi così male”, “stai zitto terrone”, “ti faccio perdere il posto”, poi mima uno scontro con uno dei militari e si butta per terra, fingendo di  aver ricevuto un colpo da uno dei militari, mentre sfilano alcuni passanti. Quando capisce che le cose si mettono male, dice che in realtà correva a casa perché uno dei suoi familiari non stava bene. Potrebbe anche chiudersi qui la vicenda, ma i carabinieri scoprono un altro precedente più o meno simile, a un posto di blocco dei vigili urbani. Così la denuncia, questa volta, scatta inevitabile.

Eppure in panchina sembra posato. Probabilmente lo è diventato. Ma come è arrivato nell’olimpo del calcio questo ragazzo di provincia? Il regista dell’operazione è stato Adriano Galliani. Prima di portarlo ad Arcore si raccomanda col giovanotto: “Mi raccomando, il presidente non vuole comunisti in casa”. Così, Massimiliano Allegri, 43 anni, la scorsa estate viene assunto alla corte di Berlusconi dopo aver risposto negativamente alla domanda “lei è comunista?”. Solo successivamente, il Cavaliere, porgendogli il benvenuto nella sua dimora, gli chiede gioco offensivo e spregiudicatezza. Niente falce e martello, e via pedalare sulle fasce.

I casi della vita, a volte. Acciuga-Allegri, a tutto pensava, meno che al Milan. E’ vero, due anni al Cagliari a fianco de presidente Cellino lo avevano fortificato, ma anche il ragazzo della Leccia, quartiere rosso della rossissima Livorno, non si immaginava certo un futuro con una delle squadre più blasonate d’Europa. Con un inizio lusinghiero: primato in classifica, vittoria col Real Madrid appena sfiorata. Ma chi è l’uomo che ha stregato il duo Galliani-Berlusconi? Un ragazzo vivace, dice chi lo conosce bene. Vivace fin troppo, potrebbero replicare i carabinieri che lo hanno denunciato per minacce e ingiurie nei confronti di pubblico ufficiale.

I casi della vita, dicevamo. E i miracoli di una divisa disegnata da Dolce e Gabbana. Ce lo fareste Allegri, oggi uomo serio e tattico, a ingiuriare i carabinieri? No, non sembra il tipo. Ma il ragazzo prometteva bene già all’età di 25 anni. Siamo nel giugno 1992. Acciuga vuole diventare il signor Allegri e lo vuole fare in chiesa, davanti a duemila invitati. Annuncia agli amici che sposerà la sua Erika. Chiede a padre Ermenigildo che sia lui a officiare le nozze. Il prete vede i promessi sposi il venerdì, si danno appuntamento a domenica, in chiesa. Ma domenica sera il colpo di teatro: “Ragazzi, resto acciuga, io non mi sposo più. Evitate di venire domani in chiesa, perché io non ci sarò”. Detto e fatto. “Non tutti i mali vengono per nuocere”, sospirò padre Ermenegildo, “meglio ora che dopo”. Quella volta superò se stesso e, quando ha raccontato l’episodio a Berlusconi, pare che il Cavaliere si sia fatto grasse risate e abbia passato giorni a cercare di trasformare la storia vera in una barzelletta.

Fu Allegri stesso a raccontare la sua storia: “Organizzai la cerimonia, poi la annullai in fretta e fuggii. Gli amici mi credevano lontano. Avevo le palle piene di ogni cosa e un forte bisogno di isolarmi, così raggiunsi Giovanni”. Giovanni inteso come Galeone, suo allenatore al Pescara e mentore di un uomo a disagio con la cravatta e alle prese con una metamorfosi. “Galeone mi accolse a braccia aperte, anche se in 10 giorni lo incontrai sì e no 5 volte. Diceva di andare a pesca ma sapevo che non era vero. Non ha mai preso un pesce in vita sua. Si godeva la vita, come ha sempre fatto. In tranquillità”.

Allegri usciva da un anno difficile e si era preso un anno di squalifica per il calcio scommesse quando era alla Pistoiese. Come giocatore lo salvò proprio Galeone, quasi un padre. Da lì in poi, accantonata anche la passione pericolosa per i cavalli e i campi di galoppo, “acciuga” prende le sembianze di uomo e si suda la panchina del Milan iniziando dai campetti di periferia dell’Aglianese. Fino all’esame di laurea a Cagliari dove, con Cellino, non è finita poi così bene. Anche se il patron della squadra sarda gli salva la carriera non esonerandolo dopo cinque sconfitte consecutive.

Insomma, il ragazzo pare essersi fatto uomo, e dopo Galeone e Cellino, è rimasto folgorato sulla strada di Arcore. Capita spesso, ultimamente. Allegri a Milano ha dimostrato di saperci fare, tiene insieme i campioni, ma soprattutto vince e gioca. Come piace a Berlusconi. E chi se ne frega se una volta ha perso la pazienza e ha minacciato i carabinieri. Il Cavaliere lo sa. Rispettare le leggi senza infuriarsi a volte è difficile. Non la pensano così i carabinieri di Livorno che, in attesa del processo, si sarebbero aspettati due righe di scuse. Che però non sono mai arrivate.

di Emiliano Liuzzi

da qui:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/17/le-br-non-facevano-cosi-male-il-segreto-di-allegri-allenatore-rossonero-alla-corte-di-b/77381/

mercoledì 29 settembre 2010

Fermati i tifosi dell'AISENAWER

Fermati i tifosi dell'AISENAWER UNITED partiti ieri da " Far Far Away" per la partita di domenica contro il WOOLLOO MOOLLOO F.C. che si giocherà a Chiavari...i tifosi avevano con loro degli striscioni intimidatori i quali dovevano essere esposti durante la partita....

Per la libertà di espressione e stampa, li publichiamo noi:




Avviso di garanzia per l'avvitatacchetti degli "Sbronzi di Riace"




Eh si...trapelano nei corridoi del tribunale di Avezzano informazioni riguardo l'invio del PRIMO avviso di garanzia da parte della Sony in quanto, proprietaria del marchio PlayStation, all'avvitatacchetti della sq. Sbronzi di Riace: Luca "Je Cellon" M. A.
Fortunatamente non abbiamo video o foto che ritraggono il sopracitato "Je Cellon" mentre si applica pazientemente all'uso di un joystick, ma come testimoni oculari riportiamo che è uno spettacolo davvero orribile. La Sony quindi si e sentita responsabile, dopo essere stata messa a conoscenza dell'accaduto da parte di un informatore segreto, del quale abbiamo una diapositiva:












L'avviso di garanzia recapitato oggi, invita "Je Cellon" in oggetto a presentarsi davanti al tribunale di avezzano per rispondere dell'accusa di "Eccesso di Luridaggine, Oltraggio al buonsenso e Abuso di Stupidaggine".

Speriamo che la giustizia facico il suo corso, noi dello staff proponiamo una punizione mite...1 settimana nella posizione tantrica migliore....




Ciao Ciao e al prossimo Scoop

martedì 14 settembre 2010

PD e MLM, MLSS

e siccome che:


il silenzio è dei colpevoli,

lo scherzo mi piace ma mi piace pure replicare,

l'anonimato...vabbè lasciamo perdere

dati tutti i succitati motivi spezzo una lancia in favore del mio ultimo acquisto, ovvero Zanetti Cristiano.

Che ti devo dire, caro anonimo? è arrivato come rimpiazzo di Diego, ed esordisce nel woolloomoollo con un 5.

Non è la sufficienza, ma non è nemmeno il voto peggiore della squadra. Nulla da rimproverare, nessun cartellino, titolare... e la speranza, sempre ultima a morire, che quest'anno sia la sua annata; senza infortuni e magari con il record di gol in stagione [2 ndr].

Nessuno si aspetta da Zanetti un campionato di classe, ma almeno c'è la certezza che non sarà un bidone come Vampeta,Mendieta, Roque Junior,Zagorakis,o Zarate fratello del più noto Zarate [questo si in aria di bidone].

Quindi forza Cristiano e forza woolloomoolloooooooooooooooooooooooo.

ps
la foto non c'entra un cazzo con il post, ma che ci fa?

lunedì 6 settembre 2010

LA FOLLIA DEL FUHRER . . .

E’ possibile dare una spiegazione che risulti esaustiva, precisa, universalmente condivisa, insomma razionale? Dopo aver analizzato come la ragione possa diventare strumento di violenza, è interessante vedere come essa, come facoltà di comprensione della realtà, debba accettare dei limiti imposti dalla realtà stessa. Dopo la morte del Fhurer, tutta la letteratura posteriore si è assiduamente impegnata nel tentativo di fornire ad una generazione alquanto spaventata e terrorizzata dalla barbarie del nazismo, una spiegazione ragionevole o perlomeno accettabile dell’ ascesa di un personaggio così controverso e “ semplicemente malvagio “ quale Adolf Hitler. Nonostante ciò, tutti i tentativi attuati e le relative spiegazioni non hanno fatto altro che alimentare dubbi e perplessità.



Dopo il trionfo delle teorie psicoanalitiche di Sigmund Freud, il primo territorio in cui si è cercato di trovare una spiegazione al fenomeno Hitler è stato proprio quello della psicologia e della psicoanalisi. Prendendo spunto soprattutto dal famoso libro “ Mein kampf “, gli psicoanalisti hanno svolto approfonditi studi sull’ infanzia di Hitler che hanno portato la critica ad affermare che il fhurer fosse stato pesantemente condizionato dalle questioni familiari presenti fino alla sua ascesa al potere: il punto di partenza è sicuramente la constatazione della presenza del cosiddetto Complesso di Edipo; moltissimi studiosi ritengono infatti che Hitler avesse individuato nel padre un nemico da combattere e da abbattere: in questo senso, la sensazione di ribellione di Hitler verso l’ austerità e la bigotteria del padre sono diventate simbolo di una emancipazione nuova.


L’ adolescente della Germania pre-nazista, destinato a divenire non un pazzo, bensì il male quasi estremo, partiva dunque dalla creazione di una nuova identità più forte, che contrastasse la figura del padre: GIOAKKINEN HITLER (qui sotto in una foto dell'epoca) . . .

lunedì 5 luglio 2010

GHYAN SBAGLIA IL RIGORE: 'NON ME LO PERDONERO' MAI!'

"Sono Asamoah Gyan, ho 24 anni e sono disperato. Perchè? Provate a mettermi nei miei panni, provate a pensare come mi sento oggi, non ho dormito, ho pianto tutta la notte, non tanto per me quanto per i miei fratelli africani e Mister AndreOne che credevano in me. Dopo 120 minuti tirati ero stanchissimo e quando ho visto Suarez toccare il pallone con la mano ho pensato che era il mio momento. Avevo già calciato due rigori, alla prima con la Serbia e poi con l'Australia. Ho preso il pallone allora, e sono andato sul dischetto. In un attimo ho sentito gli occhi e i sospiri non solo degli 80.000 allo stadio ma di tutti i fratelli africani e di Mister AndreOne che avevano voglia insieme a me di vivere un momento storico. Ho immaginato la gioia che avrei potuto regalare, le feste interminabili e il mio nome inciso nella storia del mio paese, del mio continente e di Luco dei Marsi. Un peso enorme. Ma ci pensate? Ho solo 24 anni! E allora quando ho preso in mano lo Jabulani era pesantissimo, ho preso un respiro e mi son detto: calcia forte e poi urla tutta la rabbia che c'è in te. Ci ho provato, credetemi, ma purtroppo è andata come sapete. Dopo il rigore ho pianto ma ho anche pregato, mi son detto: non è finita, adesso vinciamo ai rigori e sono andato subito a battere il 1° e avete visto come l'ho calciato bene. Poi però i miei fratelli Mensah e Adiyiah non ce l'hanno fatta. Anche per loro lo Jabulani era pesantissimo ma io sono andato subito a consolarli perchè la colpa era tutta mia, bastava segnare il rigore giusto. Ricordo che quando ero in Italia ascoltavo una canzone in cui Francesco De Gregori diceva che un giocatore non si giudica da come si calcia un rigore...scusate non ricordo bene le parole...mandatelo a dire ai miei compagni e al Mister AndreOne...E poi che rabbia vedere quel bastardo capellone dell'URUGAY, che all'ultimo rigore decide di fare il cucchiaio...Omm' e merd!!! Io quel coraggio, non l'ho avuto e non me lo perdonerò MAI"...Mi scusi ancora Mister AndreOne...Cazzarola!!!

venerdì 25 giugno 2010

la storia di Helmut T. Ravensburger, eroe d'altri tempi

Il giovane Helmut T. Ravensburger durante la gara [1904]

Saint Louis 1904.
Si disputa la III edizione dei giochi olimpici moderni.
il mondo sta vivendo la "belle epoque",il progresso, la crescita e le potenzialità umane sembrano senza confini, tutto depone a favore degli ideali secondo cui con dedizione e forza di volontà l'uomo può portare a termine qualunque impresa.
I miglioramenti e lo sviluppo della tecnologia e della scienza sono impetuosi e appaiono senza limiti;è in questo clima che cresce Helmut T. Ravensburger.
Di professione arrotolatore di sigari ma con la passione per lo sport.
E' infatti il più grande talento danese nel salto con l'asta, sport che pratica da vero dilettante e con puro spirito olimpico.
Il giovane Ravensburger ha dalla sua anche una notevole capacità creativa, infatti sarà il primo, e sinora unico, atleta a partecipare ad una manifestazione di salto con l'asta, senza asta appunto, ma con il treppiede.
Il Treppiede era stato da lui stesso progettato e fabbricato nella sua officina. 
Helmut aveva pensato di aggiungere un paio di supporti alla normale asta al fine di migliorarne la stabilità nel balzo, ed i supporti funzionarono talmente bene che riuscì a stabilire il nuovo record olimpico fissando l'asticella a 258 centimetri, altezze impensabili fino ad allora.
Purtroppo per il giovane danese il successo durò poco, infatti la sua asta venne ritenuta fuori regolamento durante lo svolgimento dei Giochi, mentre in un primo momento era stata validata, e la sua medaglia fu revocata.
Una parziale ricompensa gli venne riconosciuta solo ne 1928, quando il comitato olimpico lo insignò di una medaglia al valore sportivo e di uno "schiaffo in faccia olimpico" per il fair play dimostrato durante i giochi di Saint Louis.
Helmut oggi è felicemente sposato e vive con la moglie ed il cane da tartufi Driscolo nella sua tenuta di Folkland USA.